Popolazione
Abitanti 2490
Maschi 1219
Femmine 1278 (Agg. 31 Dicembre 2009)
Superficie Ha
10000 Altezza sul mare
503 metri Unione dei Comuni Montiferru-Sinis
XIV Montiferru A.S.L.
Numero 5 Oristano Strumento Urbanistico
PUC del 1990 Piano Terr. Paesistico
Numero 8 Sinis Montiferru Numero Istat
095 049
Uno degli elementi importanti del Carnevale di Santu Lussurgiu è il canto a cuncordu che viene eseguito nelle cantine del centro storico del paese al termine della corsa dei cavalli. Per studiare questo elemento avuto la possibilità di parlare con uno dei cantori de Su Concordu ‘e su Rosariu, il signor Mario e con uno di un altro gruppo di giovani, Gerolamo.
L’incontro con i cantori è ha rappresentato un’esperienza molto significativa perché i cantores sono depositari di un sapere complesso e riservato. Accettando di rispondere alle mie domande mi hanno permesso di avvicinarmi al loro modo di fare musica e sentire la tradizione. In generale ho notato che:
- gli intervistati non sanno tracciare indicare con esattezza il periodo della loro vita quando hanno cominciato la pratica del canto a cuncordu e il dopo. Di fatto il canto fa parte integrante della vita del paese e gli intervistati hanno avuto confidenza con l’armonia di su cuncordu fin da ragazzini;
- tutti gli intervistati amano la musica (classica piuttosto che pop), ma il canto a cuncordu per loro è un’altra cosa;
- durante le interviste tutti i cantores con cui ho parlato “deviavano” dal canto a cuncordu durante il Carnevale per parlare del canto a cuncordu durante la Settimana Santa di Pasqua, dandomi l’impressione che per loro fosse questo il vero momento del canto e il Carnevale solo un momento piacevole e conviviale, ma non centrale.
Ho provato a rivolgere alcune domande ai cantores e loro, con molta pazienza e disponibilità, hanno collaborato al lavoro di raccolta e inevitabilmente le risposte hanno indirizzato in modo diverso il dialogo con i cantores e di conseguenza anche qualche domanda è differente.
Intervista al signor Mario Corona componente anziano della confraternita de su Cuncordu ‘e su Rosariu.
D. Quando ha cominciato a cantare a cuncordu?
Fin da ragazzino ho sempre sentito il canto a cuncordu, però la pratica vera e propria è cominciata dopo che sono diventato confraternale. Anche dopo che sono entrato nella Confraternita non ho cominciato subito perché cantare è una cosa delicata e impegnativa, non può essere affidata con leggerezza a dei ragazzini senza esperienza e che magari non hanno ancora capito bene l’importanza di quello che fanno. Quando decidiamo che dei ragazzi sono abbastanza maturi per cominciare a prendersi qualche responsabilità gli affido delle piccole mansioni a volte anche senza dirglielo prima, anche per vedere come reagiscono, se sopportano l’emozione di una cosa così importante. Da poco l’ho fatto con un giovane, gli ho fatto sostituire uno che non stava bene e si è emozionato moltissimo, però ero certo che avrebbe fatto bene, perché secondo me aveva la testa giusta e infatti non mi ha deluso, è stato all’altezza di quello che doveva fare.
D. Come ha imparato l’arte del canto a cuncordu?
È un’arte lunga e difficile da apprendere. Il canto a cuncordu ha una sua armonia particolare e non ci sono testi scritti anche se ho sentito di qualcuno che sta provando a trascrivere alcune cose. Però questa è una tradizione a trasmissione orale e ogni volta è un po’ diversa dalle altre: come si fa a trascrivere? L’unico modo per imparare è provare con gli altri più esperti e formare l’orecchio a quelle sonorità. L’invasione della musica ”occidentale” rende difficile conservare intatto il suono de su cuncordu. Per esempio con tutto il rispetto per l’altra musica, sono contrario che un giovane soprattutto studi musica, solfeggio ecc. quando sta imparando a cantare a cuncordu, proprio perché secondo me l’armonia per lui diventa un’altra e farà fatica a cantare con gli altri con la giusta armonia.
D. Ascolta altra musica?
Sì, per esempio amo Mozart, però credo che il contatto con l’altra musica vada dosato e controllato soprattutto per chi sta imparando, perché l’armonia del canto a cuncordu è diversa da quella della musica classica e moderna e può rovinare l’orecchio e il modo di cantare rendendolo diverso. Non sono contrario al progresso, è che a cuncordu si canta in quel modo. Ognuno di noi da una generazione all’altra cambia un po’, i nostri anziani ci sgridavano quando gli sembrava che esagerassimo: trovo che avessero ragione, se ognuno aggiunge qualcosa del canto a cuncordu non rimarrà più niente, ed è sbagliato perché è la nostra tradizione e la dobbiamo difendere.
D. A Carnevale quando si comincia a cantare a cuncordu?
Dipende, non c’è un’ orario fisso. Solitamente quando inizia a fare buio cominciamo ad andare nelle cantine aperte per l’occasione e piano piano arriva la gente e si incomincia.
D. Fino a che ora si canta?
Non c’è un’ora per terminare, dipende dalle volte: a volte andiamo avanti fino a tardissimo e il giorno dopo siamo stanchissimi come è capitato quest’anno, ma è il bello del Carnevale. Si va avanti finché c’è qualcuno che ne ha voglia anche se è tardi.
D. Che cosa si canta a cuncordu?
Molte cose diverse, ma che appartengono tutte al canto profano: s’istudiantina per esempio è semplice, la possono cantare anche i giovani che stanno imparando.
D. Quindi si distingue ciò che si canta a Carnevale da ciò che si canta a Pasqua?
Certo!! Non si possono certo cantare i canti sacri della Pasqua nelle cantine a Carnevale: quello è un momento in cui ci incontriamo per divertirci e stare insieme, la Pasqua con i suoi canti è una cosa sacra, non possiamo mischiare le cose.
Intervista a Gerolamo componente giovane de su Cuncordu ‘e Sette Dolores.
D. Quando ha cominciato a cantare a cuncordu?
Amo molto la musica e come tutti i ragazzi ne ascoltavo tanta, ma era musica diversa, quella che ascoltiamo sempre; su cuncordu era un’altra cosa, era il canto nostro. Ero molto attratto dalla possibilità di cantare su cuncordu, era una cosa importante; però allo stesso momento non volevo entrare nella Confraternita per cantare, mi sembrava una cosa mal fatta; era giusto entrare nella confraternita per quello che è la confraternita non come scusa per poter cantare.
D. Perché per cantare a cuncordu doveva entrare nella Confraternita?
Perché è lì che si canta e si prova con gli anziani che ti possono insegnare. Però non è giusto entrare solo per quello, quindi sono stato felice di essere ammesso ad entrare e sono stato molto onorato quando mi hanno dato la possibilità di cantare all’interno della Confraternita. Per noi anche se siamo giovani è molto importante perché sono le nostre tradizioni che gli anziani ci hanno trasmesso e continuano a trasmetterci.
D. Come ha imparato l’arte del canto a cuncordu?
Stando con chi cantava; da noi è semplice perché è molto diffuso e quindi diciamo che l’orecchio si forma ascoltando chi canta in paese.
D. Che cosa rappresenta per lei il canto a cuncordu?
E’ la nostra tradizione, il nostro modo di cantare e stare insieme, sia quando è Carnevale con i canti profani e nelle altre occasioni come gli spuntini, sia a Pasqua con i canti sacri che cantiamo durante i riti della Settimana Santa come Confraternita.
D. Ascolta altra musica?
Sì, certo, suonavo anche con altri ragazzi, un po’ come si fa sempre. Mi piace tutta la musica.
D. A Carnevale quando si comincia a cantare?
Quando viene sera ci ritroviamo nelle cantine e ci divertiamo a cantare. Dipende dalle giornate: a volte si comincia prima, a volte dopo; dipende anche da quando arriva la gente, soprattutto chi vuole cantare. Facciamo quartetti diversi e proviamo a cantare un po’ di tutto, s’istudiantina, sa pastorina, s’ottava. Possono cantare tutti, ma certo chi non è abituato a cantare a cuncordu è difficile che riesca a cantare. Per Pasqua cantiamo la Novena e il Miserere, ma il venerdì santo di sera ci ritroviamo e andiamo avanti a cantare tutta la sera: dopo la mezzanotte cominciamo anche a cantare istudiantinas e le altre canzoni profane.
D. Quindi si distingue ciò che si canta a Carnevale da ciò che si canta a Pasqua?
Sì, certo, è molto diverso. A Carnevale ci divertiamo, certo nessuno vuole fare brutta figura neanche a Carnevale, anche perché nelle cantine ci sono gli esperti che ne capiscono e ci punzecchiamo anche quando si canta. Diventano quasi delle gare, dove si cerca di fare meglio che si può. Però possiamo anche provare a fare quartetti nuovi e provare quindi a fare cose che non avevamo fatto prima con persone nuove.