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Giorno chiusura farmacia: Giovedi pomeriggio

Popolazione

Abitanti 2490
Maschi 1219
Femmine 1278
(Agg. 31 Dicembre 2009)

Superficie Ha
10000
Altezza sul mare
503 metri
Unione dei Comuni
Montiferru-Sinis
XIV Montiferru
A.S.L.
Numero 5 Oristano
Strumento Urbanistico
PUC del 1990
Piano Terr. Paesistico
Numero 8 Sinis Montiferru
Numero Istat
095 049





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7. Laura Marcis, Santu Lussurgiu paese ospitale

Sa Carrela ‘e nanti  per chi la festa la vive in prima persona viene definita «..Folgorante!! Una tradizione che riscalda l’animo della gente.. »

A Santu Lussurgiu lo sanno tutti, la tradizione si rispetta ogni anno e non perché è imposta, ma perché ha sempre fatto parte della vita del paese e dei suoi abitanti. Si attende che il tempo ritorni, che il paese indossi gli abiti della festa (nastri colorati e strade sterrate) e per questo ci si prepara per tempo. Su  Carrasegare (il carnevale) è la festa di grandi e piccini.  È un momento importante che per tre lunghi giorni riunisce gli abitanti del paese in quello che un tempo era l’antico borgo. Questi spazi si rianimano e le case divengono rifugi accoglienti. Si legge nello sguardo della gente quanto sia importante esserci.. ma sopratutto partecipare. È forte il senso di orgoglio, di chi ha a cuore le proprie origini e sente la responsabilità di preservale nel tempo. Basta osservare il modo con cui curano ogni minimo particolare, dalla  passione per il cavallo a quella per l’ospitalità.

Le famiglie che hanno casa nel centro storico, si preparano ogni anno ad accogliere la gente nel migliore dei modi. Lo spirito del fare festa è prima di tutto lo stare insieme. Una chiacchierata con il signor Oliviero Fadda, ci riporta indietro nel tempo quando da bambino correva con gli amici lungo sa Carrela in attesa della festa. La strada era sterrata ed al tempo rappresentava la via principale del paese. La sua casa si affaccia sulla Carrela, e come ogni anno la sua famiglia apre la porta ed offre a tutti vino, dolci ed ospitalità. Egli racconta che un tempo le famiglie vivevano unite come una grande famiglia e per la festa le porte delle case erano sempre aperte e c’era un via vai di gente dalla mattina alla sera. Con gli anni il paese si è trasformato, ha allargato i propri confini, spopolando in parte le vecchie case. Ma per chi ha vissuto la propria infanzia lungo sa Carrela sente un forte legame con questi spazi. Un legame che non si è perso e che oggi si tramanda ai propri figli e lo si racconta ai turisti curiosi.

Oggi i tempi sono cambiati ma nel loro piccolo gli abitanti di questo paese cercano di mantenere viva la tradizione ereditata. I tempi della vita quotidiana sono veloci e incalzanti, si ha sempre poco tempo da dedicare agli altri, ma per fortuna arriva il carnevale che per qualche giorno ferma il tempo e lo dedica al divertimento con amici, parenti e istranzos (persone non del paese). Lungo i viottoli del centro storico, si aprono le porte delle vecchie case ristrutturate e si condividono i festeggiamenti con una tazzighedda ‘e binu (bicchierino di vino), pretesto per socializzare e raccontare un po’ di se.

Chi apre la porta della propria casa si dedica pienamente all’ospitalità, affinché tutti si trovino bene. Si programmano per tempo le ferie dal lavoro, si mette da parte il vino buono e si preparano i tipici dolci del carnevale.  Tutto questo non viene vissuto come un dovere ma come un piacere e senza chiedere nulla in cambio. In alcuni casi si arriva ad offrire circa 130 litri  di vino e ben 25 kg di dolci. Perché si sa in Sardegna l’ospitalità è sacra!

Chi abita nel centro storico, teatro delle corse, sente la responsabilità di condividere con gli altri quella zona del paese che accoglie sa Carrela ‘e nanti. Come una sorta di proprietà storica che in quei giorni torna alla comunità, perché è lì che si svolgeva la festa ed è lì che continuerà a svolgersi. È una responsabilità che si affronta con spirito di consapevolezza ed onore nei confronti degli altri compaesani che non abitano in quell’angolo del paese. Ci si sente compiaciuti dalla visita di parenti, amici e amici di amici. La festa è per tutti e di tutti. Si gioisce insieme ma si soffre anche insieme, quando un incidente improvviso toglie la vita ad un cavaliere o al suo cavallo.

Chi viene da fuori viene accolto come uno di paese purché si rispetti sempre lo spirito del carnevale lussurgese, senza troppa invadenza.  Non  manca mai un posto in più e un bicchierino di vino. Nelle cantine si sentono tante voci, c’è chi racconta di se e della propria vita. Il signor Cadau nella cantina della Proloco, versa il vino e racconta delle fatiche del lavoro nella campagna. Si confronta con le nuove generazioni, a lui gli studi sono mancati, ma è forte la voglia di accrescere la propria cultura leggendo autori sardi di ieri e di oggi.   

Dopo un pomeriggio di corse sfrenate cala la sera e giunge il momento di  deporre le redini. La gente incuriosita si sposta nelle cantine. Chiamate anche magazinos (magazzini), sono ambienti un po’ rustici, a pian terreno la cui porta affaccia sui viottoli del centro storico. Da qui una luce fiocca richiama i visitatori che entrano incuriositi, mentre amici e parenti entrano a salutare. Nell’entrare ci si ritrova subito con un bicchiere di vino, offerto dal padrone di casa in segno di ospitalità. Ricordiamo che per curare la vigna ci vuole molta costanza e impegno, segni questi che testimoniano la volontà di mantenere una cultura locale che si protrae nel tempo. Nell’arte di versare il vino egli vuole condividere lo spirito della festa e si sa il vino riscalda gli animi e scioglie le briglie. Ci si saluta, si conosce gente nuova, si scambiamo opinioni e impressioni. Si trascorre la serata tra risate, racconti e canti.

Il canto fa da colonna sonora alle serate del carnevale, spostandosi tra le vie e le cantine. Quando si tende l’orecchio per sentire un coro, si segue la musica per poi  ritrovarsi in un'altra cantina, a far visita ad un altro padrone di casa. Qui si assaggia un vino diverso e si intrecciano nuove parole. Un bicchiere per gradire, uno per chiacchierare, l’altro per cantare… Continua così il rituale giro delle cantine che si protrae fino a notte inoltrata.

Per tre gi rni lo spirito del carnevale abbraccia il paese, fino a quando non arriva mercoledì delle ceneri, si rimanda tutto al prossimo anno con l’augurio e l’impegno di fare meglio di quello passato.



INDICE
- Introduzione

1. Silvia Mastinu, L’organizzazione de Sa Carrela
2. Maria Ledda, La preparazione dei cavalli
3. Luisa Piu, I cavalieri anziani
4. Michela Caschili, Cavalieri si nasce …. o si diventa?
5. Maria Luisa Porcella Ciusa, Oltre le barriere del Carnevale di Santulussurgiu. Il pubblico di Sa Carrela ‘e nanti
6. Francesca Zucca, S’istudiantina de carrasegare
7. Laura Marcis, Santu Lussurgiu paese ospitale
8. Francesca Muroni, Sa Carela ‘e Nanti - La trasformazione del paese
9. Alessandra Pinna, Il ruolo delle donne nella festa


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