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Il Territorio

L'Ambiente del territorio del Montiferru, ed in particolare quello del comune di Santu Lussurgiu, è molto probabilmente uno dei più ricchi di sorgenti tra tutti i paesaggi sardi. L'acqua ha sempre svolto una rilevanza essenziale all'interno dell'economia del paese, basti pensare ai tanti mulini e gualchiere che ruotavano le loro pale grazie alla forza di questo elemento. Percorrendo il territorio è veramente semplice imbattersi nelle tante sorgenti che circondano il paese: il percorso potrebbe iniziare senza dubbio alcuno dalle fonti di San Leonardo e poi spingersi verso la linea di confine con Borore per imbattersi nelle fonti di Santa Filidiga, Funtana Urtigu e Abbaiumpa, dove nasce il Rio Merchis, che sfocia poi nel lago Omodeo. Alle spalle del borgo di san Leonardo sgorga la fonte di Silbanis e, poco discosto dal borgo, spingendosi nelle campagne verso il paese, ecco la sorgente di Sa Preda Lada, le cui acque sono anche gustabili nella fontanella posta lungo la strada tra il paese e San Leonardo.

All'interno del paese ci s'imbatte nella sorgente de Su Sauccu, dove si trovava il vecchio lavatoio del paese, ora scomparso. Sopra e attorno al paese, dirigendosi verso la cima di Monte Oe s'incontra la sorgente di S'Ena 'e s'Alinu, quelle di Pala Rubiu, di Zi'Attori e di Ziu Brunnu.. Spingendosi nella strada di Bau 'e Mela, che conduce alle cime più alte del territorio, ci si imbatte in Sa funtana 'e Sos Crabalzos e più in cima nella bellissima e scenografica fonte di Elighes Uttiosos, dove l'acqua sgorga da sotto dei lecci secolari In questa zona nascono diversi torrenti, uno di questi, Su Riu 'e Sos Molinos, funge da confine tra i comuni di Santu Lussurgiu e Bonarcado, lungo il quale si trova "Su foiu de Tiu Panne Dente " piccolo laghetto dove i ragazzi lussurgesi imparavano a nuotare; poco più avanti si arriva a S'istrampu 'e Sos Molinos, oggi comunemente noto come le cascate dei Mulini. Questa ricchezza di fonti ha consentito da sempre un ambiente ricco di vita, la flora e fauna trovano gli elementi necessari all'esistenza, infatti sono tanti i boschi e diverse le specie che vivono tra i monti.

La parte più ricca di boschi e maggiormente suggestiva è quella compresa fra Santu Lussurgiu, Seneghe, Bonarcado e Cuglieri. Altrove i boschi di querce e di lecci si alternano a prati e pascoli, mentre in prossimità del centro abitato si trovano uliveti e vigneti, oltre a castagneti e alcune piante di ciliegio, presenze residue di antichi e prosperi ciliegeti. La fauna del Montiferru è rappresentata in modo molto significativo dal cinghiale, tanto è vero che lo stesso nome del massiccio montuoso potrebbe essere una trasformazione del nome Monte Verro, data l'elevata presenza di questi animali. Altri animali selvatici caratteristici sono la volpe, che si può incontrare spesso nelle campagne, le donnole, che spesso attraversano le strade degli uomini ad alta velocità, i ricci, le lepri e, nel cielo upupe, pernici, falchi, corvi e gruccioni. Da alcuni anni nel territorio sotto tutela dell'Ente Foreste sono stati reintrodotti mufloni, cervi e grifoni, nella speranza che i fuochi dannosi accesi dall'ignoranza non ne turbino ancora l'esistenza.

Alcune parole meritano le coltivazioni dell'olio e della vite che, seppure non così rilevanti come in altri centri del Montiferru, rivestono un'importanza storica nell'ambiente lussurgese. I paesaggi mediterranei creati da queste colture sono ritrovabili principalmente nel territorio compreso tra Santu Lussurgiu e Paulilatino, che diventa la residenza fittizia di molti lussurgesi nei mesi di Settembre e Ottobre, durante la vendemmia, quando i campi pullulano dell'attività de "sos inzatteris", che poi trascorreranno i mesi seguenti nell'attesa del vino nuovo, per potersene infine beare durante "su Carrasegare", il carnevale lussurgese, dove il vino scorre a fiumi.

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