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Stemma Santu Lussurgiu sabato 5 luglio 2008
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Popolazione

Abitanti 2526
Maschi 1235
Femmine 1291
(Agg. 31 Marzo 2008)

Superficie Ha
10000
Altezza sul mare
503 metri
Comunità Montana
XIV Montiferru
A.S.L.
Numero 5 Oristano
Distretto scolastico
Strumento Urbanistico
PUC del 1990
Piano Terr. Paesistico
Numero 8 Sinis Montiferru
Numero Istat
095 049








IN RICORDO DE SU MASTRU SALIS


-->> Inviaci una tua testimonianza o ricordo legato a Su Mastru Salis che ci ha recentemente lasciati [invia]

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13 Giugno 2008 - Pasqualino Putzolu Trino (VC)
Credo che tutti i lussurgesi anche coloro che non lo hanno avuto di fatto come insegnante, ed io sono uno di quelli, considerino su Mastru Salis, il proprio Maestro. Nel mio piccolo ho avuto la fortuna di lavorare con lui, insieme ad altri, all'epoca giovani (1988/1989), della mia età, per un progetto regionale sulla valorizzazione del "suo" museo. Per me, e sono sicuro anche per tutti quelli che hanno partecipato al progetto, rimarranno indelebili i ricordi di quel periodo allegro, spensierato ma soprattutto ricco di cultura lussurgese. Grazie Mastru Salis

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07 Marzo 2008 - Aldo Cappai (Sinnai)
Eravamo una decina, era la seconda metà degli anni 60, Venivamo da Sinnai. La promotrice della gita è stata la mitica FannyCocco. Ricordo i nostri verdi anni, la voglia di essere presenti in un mondo che volevamo e più umano e giusto e partecipato. A Sant'Antonio, Siette Fuentes, feci anni prima un primo ritiro spirituale con i Gesuiti ed il paese con le sue foreste e greggi mi fece rivivere quei momenti di meditazione e contatto con la natura. Con il maestro Salis trascorremmo gran parte della giornata forse tardo primaverile. Dell'uomo e del maestro ricordo poco forse perchè è passato molto tempo, forse perchè sono più attento alle cose essenziali che chi mi sta di fronte mi comunica, o forse perche il forte spessore dell'uomo riusciva a trasferirti l'impegno, i valori universali in quello che, umile e pacifico costruttore praticava localmente: Una cooperativa di lavoratrici che inventò un lavoro di tessitura con macchine inglesi. La produzione di guanti per gli operai di fabbrche del nord. La cultura popolare attraverso la biblioteca locale. Unu frammentu chi ha permittiu de ndi pesai su pani calenti e moddi in su 1968 chi si intendiara in s'airi profumada.


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27 Gennaio 2008 - Diego Manca (Firenze)
Sono un uomo fortunato: nella mia vita ho avuto buoni maestri, anche se la parola “maestro” per gran parte della mia vita era legata a una sola immagine, a quella del Maestro Salis, Franziscantoni come talvolta lo chiamavano scherzosamente i suoi ex allievi e i tanti amici. Per tutti, a Santulussurgiu, era però, inequivocabilmente, “Su Mastru”, il Maestro per antonomasia. Sono andato via dal mio paese all’età di 14 anni, per frequentare la scuola alberghiera di Alghero e un giorno me lo vidi davanti, sul lungomare, con il suo sorriso buono e scanzonato, i suoi capelli a spazzola, il viso paonazzo perché si era messo a correre per abbracciarmi; lui così alto si doveva chinare molto per potermi abbracciare e subito mi domandò come stavo e come andava la scuola e se mi piaceva la città. Ah, era così curioso di tutto e io mi sentivo così importante che Su Mastru si interessasse a me. Era lì per un convegno dell’UNLA, acronimo di Unione Nazionale per la Lotta all'Analfabetismo. Da allora sono sempre vissuto fuori dal mio paese, all’estero e poi in continente, ma ho sempre mantenuto i contatti con lui, informandolo di ciò che facevo e a volte chiedendogli un consiglio, non come a un padre, ma come a un fratello maggiore. Una delle ultime volte che l’ho visto, alla festa dei cinquantenni leva 1949; ero andato a casa sua insieme a compare Michele Ardu, anche lui suo allievo e amico, per convincerlo a venire alla festa, alla quale non poteva mancare, poiché i festeggiati erano quasi tutti suoi ex allievi delle elementari. Venne e fece felice tutta la compagnia e, soprattutto, noi lo vedemmo felice, circondato dall’affetto e dalla stima di tutti. Un paio di mesi fa, mentre cenavo con compare Michele Ardu, che finalmente dopo tanti anni era venuto a trovarmi a Firenze, squilla il telefono e compare Niccolino Migheli, anche lui suo allievo e amico, con la voce rotta dalla tristezza, ci informa che il maestro Salis è morto. In quel momento abbiamo capito che eravamo diventati orfani non solo di un padre spirituale, ma di un amico, di un fratello, di un vero maestro. Francescantonio Salis è stato il mio maestro alle scuole elementari, dalla prima fino all quarta, quando lasciò l’insegnamento per dedicarsi completamente al “Centro di Cultura”. Allora sapevo poco di quello che realmente faceva per il nostro paese, per i giovani e per gli anziani, sapevo solo che il Centro di Cultura Popolare era stato fondata dall’Unesco per combattere l’analfabetismo e che al maestro Salis era stato assegnato il premio Unesco per l'Educazione degli adulti. Ricordo ancora una comica conversazione nel mio vicinato, in un assolato pomeriggio d’estate: Tia Niccolina, una mia vecchia zia che frequentava la scuola serale per imparare a leggere e a scrivere insieme a tanti altri adulti del paese, appoggiata allo stipite della porta di casa gridava alla sua compagna di scuola Tia Vittoria: “Ittoria, cun cantas emmes s’iscriet vendemmia, duas o tres?” (Vittoria, con quante “emme” si scrive vendemmia, due o tre?)” “Boh”, custu sero du domannamus a su mastru.” (Boh, stasera lo domandiamo al maestro). Non scrivo queste cose per prendere in giro le mie vecchie zie, che prendevano molto sul serio il fatto di poter imparare a leggere e a scrivere. Tia Niccolina aveva in Australia suo figlio Raffaele e finalmente poteva scrivergli di proprio pugno, ma soprattutto, poteva leggere le sue lettere. Tante altre madri e padri di emigrati, che avevano i figli nella lontana Germania o addirittura in Australia, potevano finalmente comunicare con loro perché avevano imparato la magia della scrittura e non solo: stavano iniziando a fare i primi passi nella letteratura, poiché molti di loro, anche se avevano già settanta o ottant’anni, avevano incominciato a leggere libri. Subito dopo cena scappavo per andare al “centro”, dove avrei ritrovato altri ragazzi della mia età, anche loro come me ansiosi di vedere la “televisione”, dato che lì era uno dei pochi luoghi in paese dove si poteva guardare. Naturalmente c’erano anche parecchi adulti, che spesso rimanevano dopo la scuola. Sapevamo tutti però che prima dello spettacolo, prima del “Carosello”, “Su Mastru” ci avrebbe letto qualche pagina: andava avanti e indietro con il libro in una mano mentre con l’altra mimava l’azione descritta, sudato, a volte con la voce roca, oppure sorridendo per qualche frase comica o ironica, facendo sorridere anche noi. Partecipavamo tutti alla lettura, ci faceva vivere ciò che ci leggeva e ce lo faceva amare. I libri erano “Canne al vento” di Grazia Deledda, “I figli di Pietro Paolo” di Antonio Cossu, “Sonu ‘e Taula” di Giuseppe Fiori, “Lettera ad una professoressa” di Don Milan. Tra l’altro, la figura a cui il maestro Salis assomiglia di più è senz'altro Don Milani, il priore di Barbiana. L'uno e l'altro erano consapevoli che solo operando per la crescita culturale delle comunità si poteva costruire una società migliore e più giusta. Quando alcuni anni fa andai a vivere in campagna a Vicchio, nel Mugello, a pochi chilometri da Barbiana, ho conosciuto un paio di persone che erano state allieve di Don Milani e parlando con loro mi accorsi quanto avevamo in comune: un amore e una stima immensi per i nostri maestri, che sono stati per noi dei padri, degli amici, delle guide Quando ricordo il periodo della mia adolescenza, penso a quanto sono stato privilegiato: con altri ragazzi della mia età passavo interi pomeriggi al “centro” a giocare con Checco, una cornacchia ubriacona e chiaccherona che il “centro” aveva avuto in affidamento da Bachis Migheli, un fabbro emigrato in Australia oppure andavo a prendermi un libro alla biblioteca, che il maestro Salis aveva fortemente voluto, e nelle lunghe e fredde giornate invernali ho passato lì dei momenti indimenticabili. Spesso il maestro mi consigliava cosa leggere oppure discuteva con me di ciò che stavo leggendo in quel momento, facendomi spesso ridere con la sua ironia e senso dell’umorismo. Ecco perché per molti della mia generazione è stato un vero maestro di vita e maestro nell’arte di vivere: faceva poca distinzione tra il proprio lavoro e il gioco, tra la fatica e il divertimento; questo è uno dei motivi per cui è stato tanto amato. Il maestro Salis rimarrà immortale attraverso i pensieri, i ricordi e l’amore delle persone che, come me, gli hanno sinceramente voluto bene.


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06 Novembre 2007 - Giuseppe Piu ( Melbourne Australia)

Foto gita del centro a CapreraADIOSU ZUSEPPE! Questa era una delle parole che risuonano ancora nella mia memmoria quella giornata gelida dell`inverno 1956, quando ti salutai lacsiando il nostro caro paese. Le tue parole di conforto riscaldarono il mio cuore. Quella coppia dell IL LEONARDO con la tua dedica che mi donasti la tengo ancora, come uno dei miei tesori piu` belli. In un certoqualmodo in questo fascicolo ho sempre sentito la tua presenza, mi ha sempre ricordato i bei tempi di una gioventu che esisti` in tempi infelici, la guerra, il doppo guerra che porto` miseria al punto [ de sos iscurzadorese ] ma grazie al tuo contributo` il paese pian piano si risveglio`. Ancora oggi dopo tanti anni io ti ricordo come il giorno che ti salutai: quel giovane fra i giovani sempre sorridente, pieno di entusasma, sempre in cerca di cose nuove, per aiutare i suoi giovani e l`intero paese. Il CENTRO DI CULTURA, quanti giovani hai aiutato ad uscire dall`analfabetismo. Come un ragazzo potra` mai dimenticare i teatrini, le gite, cantando le canzoni popolari. Come potro` mai dimenticare la gita alla Madalena e Caprera, per visitare il museo di Garibaldi, l`esperienza di avere conosciuto la figlia dell`eroe in persona. Per me era la prima volta che mi allontanavo dal paese nativo, fuori che Bonarcadu e Abbasanta. Come uno puo` dimenticare l`esperienza di vedere il mare per la prima volta. Si, tutto questo e altro lo devo a te. Con occhi umidi io ti ringrazzio ADIOSU MAESTRO SALIS. Sincere condoglianze alla famiglia.

(Questa e` una foto ricordo del gruppo presa a Caprera durante la messa celebrata da Don Barraccu, [ Lussurgese ] Cappellano della marina militare della Madalena.)





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03 Novembre 2007 - Giovanni Piu ( Melbourne Australia)
Con tanta tristezza apprendo la sconparsa di su Mastru Salis. Ho tanti bei ricordi di lui essendo stato il mio insegnante dalla prima sino alla quinta ed in seguito tanti altri anni al Centro di Cultura. A parte di essere un generoso insegnante e comunicatore, lo consideravo come un mio coetaneo. A quel tempo per noi giovani era come un Don Bosco, e per tanti Lussurgesi il fondatore del rinascimento di Santulussurgiu. Le mie condoglianze vanno alla famiglia Salis. Che riposi in pace.

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03 Novembre 2007 -
Frantziscu Ledda e familia - Melbourne Australia
Condoglianze po sa morte de su ‘Mastru Salis’, de tottu sa comunidade Lussurzesa de Melbourne Australia, Si l’ha giamadu S’eternu Padronu. Cosa chi ha decretadu sa natura. Est’isparida de ‘Monterra’ sa figura chi in vida posseia custu donu. Si ch’est’annadu un omine bonu. Mastru esemplare de sarda cultura. Su cordogliu nostru e sentimentu de tottu nois in custu momentu.

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16 Ottobre 2007 - Nicolino Migheli
In memoria di Francesco Salis
Anche Francesco Salis ci ha lasciato. Con lui si chiude il novecento lussurgese segnato dalla presenza di personalità forti che, non solo hanno onorato il nostro paese, ma lo hanno portato all’attenzione della Sardegna e del mondo. Francesco Salis apparteneva a quel gruppo che con Diego Are, Antonio Cossu e Giovanni Corona ha segnato il secolo aprendo il nostro paese al dibattito internazionale, facendone un luogo di sperimentazione, di attività di sviluppo locale e di lotta contro le diseguaglianze economiche e culturali. Sono stati personaggi che hanno influito fortemente sulla generazione a cui appartengo con valori, rigore morale ed un senso di impegno nei confronti di chi aveva avuto minori opportunità rispetto a quelle che erano capitate a noi. Santu Lussurgiu ha una storia lunga di personalità di questo tipo: dai fratelli Obino, dottor Manca, a Nicolò Meloni, a don Deodato, a Bartolomeo Meloni medaglia d’oro e martire della Resistenza. Francesco Salis, Antonio Cossu, Diego Are e Giovanni Corona, sono stati quelli che a noi ragazzi di quel tempo, ci hanno proposto quelle persone come modelli di impegno e di interesse per la nostra comunità. Ho conosciuto il Maestro Salis all’età di cinque anni, in prima elementare (pur essendo nato nel ’50 sono andato a scuola con quelli del ’49); il ricordo che ho di lui è splendido: un insegnante, per i tempi totalmente non convenzionale, dedito a sperimentare pedagogie antiautoritarie e partecipative. Mentre nelle altre classi si passavano mesi a segnare aste nei quaderni, con lui si disegnava, si affrontava non l’alfabeto ma la parola, il sardo non era bandito, anzi era il codice linguistico con cui apprendere l’italiano. Lui ci voleva perfettamente bilingui e ci faceva sentire orgogliosi del nostro idioma materno. Altri insegnanti, invece, ad ogni parola detta in sardo facevano corrispondere uno schiaffo. Ho rincontrato Francesco, come molti dei miei compagni, negli anni dell’adolescenza quando la sera andavamo al Centro di Cultura, per vedere dei programmi televisivi, e prima dello spettacolo ci leggeva brani di libri come: “I figli di Pietro Paolo” di Antonio Cossu, “Sonu ‘e Taula”, “Pietro Beccu lo svedese” di Peppino Fiori, “Lettera ad una professoressa” di Don Milani ed altri. Erano momenti di apertura al mondo con i suoi commenti puntuali ma anche ironici. Appena finita la lettura c’era un precipitarsi di persone verso la sala della televisione. Lui scrisse un sonetto che recitava pressappoco così: “Bennida s’ora de sa televisione, artzian de improntu tzugu e ischina…paren procos in sa ludrina…” Il suo spirito fumantino era comunque noto, negli anni precedenti con Nuccio Mele e Antonio Cratzu si dedicava alla composizione di sonetti sarcastici sulle vicende del paese. Uno che ricordo era dedicato all’incompiuta della chiesa di San Giuseppe: “Alla chiesetta del monte dei pini manca soltanto lo zoccolo/ noi che abitiamo vicini possiamo vederla in binocolo/ son queste le ultime del mondo, che tondo infine resterà…” Queste critiche garbate non rafforzarono l’amicizia del clero locale nei suoi confronti. Il luogo in cui i suoi componimenti e le sue caricature venivano pubblicate era il giornale murale “L’Eco di Checco” che prese nome da una cornacchia ubriacona che il centro aveva avuto in affidamento da Bachis Migheli, un fabbro emigrato in Australia. Quegli anni, tra i sessanta e i settanta furono il tempo del nostro incontro con il mondo. Il Centro di Cultura era meta di delegazioni internazionali che provenivano dai paesi in via di sviluppo per studiare il modello Santu Lussurgiu nell’educazione degli adulti. Ricordo giovani africani e asiatici con cui dialogavamo in un incerto francese. Sono anche gli anni del cineforum, ricordati da Nanni Spissu, degli incontri regionali alla Madonnina, con Battista Columbu, Italo Ortu, su mastru Zedde di Ollolai ed altri. Noi ragazzi nel contatto con questi personaggi apprendevamo dell’industrializzazione, dello sviluppo della Sardegna, della nostra identità che sentiva l’incontro (o meglio, lo scontro) con modelli esterni che rischiavano di cancellare quello che eravamo. Il Centro di Cultura di quegli anni era luogo di discussione e di studio, di analisi del Maggio francese del ’68; Antonio Bellinzas che ci aveva preso parte, ci raccontava avvenimenti che avrebbero cambiato il mondo. Nello stesso anno degli studenti dell’università di Parma erano venuti da noi per un mese in estate e tramite loro scoprivamo di fare parte di movimenti giovanili diffusi in tutta Italia. In questo ricordi personali c’è il senso dell’opportunità che Francesco seppe offrirci: farci incontrare le personalità che in quel momento ragionavano sui destini dell’Isola, sulle sue prospettive e speranze. E’ da quei ragionamenti, dalla ricerca sociologica fatta dal compianto Marcello Lelli, che nasce l’impegno per la realizzazione del Museo della Tecnologia Contadina: fare in modo che la raccolta d’oggetti fosse l’ancoraggio, il segno tangibile del perpetuarsi di una comunità e di una identità. Una identità non statica, non nostalgica, ma capace di misurarsi e di adattarsi alla contemporaneità. I paragoni non sono mai corretti ma forse la figura a cui il maestro Salis assomiglia di più è senz'altro Don Milani il priore di Barbiana. In entrambi c’era la consapevolezza che solo operando per la crescita culturale delle comunità si poteva costruire una società più giusta. Ora tocca a noi, scomparsi i Maestri non abbiamo più alibi, siamo noi lussurgesi tutti che dobbiamo impegnarci a continuare la loro opera. Questo è il vero modo, forse l’unico, per ricordarli sempre. Grazie Francesco.

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15 Ottobre 2007 - Paolo Spanu - Santu Lussurgiu
Non dimenticherò mai le ormai mitiche Gite del Centro con il Maestro che fungeva da organizzatore, guida, accompagnatore e supervisore. Un mix di cultura, aggregazione sociale, turismo e divertimento. Un posto nel mio cuore lo occuperà per sempre il Maestro.

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12 Ottobre 2007 - Roberto Iriu de su Cuncordu 'e Su Rosariu
Caro Francesco, è passato tanto tempo, da quando nei primi anni ottanta ,contribuivi (con la tua preparazione, padronanza del linguaggio ,e il tuo innato umorismo ) a presentare i nostri concerti in tutta Europa. Con il tuo grande contributo ancora oggi continuiamo, e nè siamo fieri, a portare alto il nome del nostro paese in tutto il mondo. I viaggi in tua compagnia ,sono rimasti nella nostra memoria, per la tua simpatia per la gioia di vivere che riuscivi a trasmettere a chi ti stava attorno. Per questo il tuo ricordo in noi sarà indelebile. Sono sicuro che le note dei nostri canti arrivino a te , anche adesso che non sei più con noi, assieme alle preghiere di tutti quelli che ti hanno voluto bene. Ancora grazie Francesco!!


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12 Ottobre 2007 - Alessandro
Ciao Maestro, mi piace ricordarVi con quel filo di voce che mai si spezzava e che raccontava bellissimi aneddoti legati agli strumenti presenti nel Museo della Tecnologia Contadina, come ad esempio quello riferito allo stratagemma per recuperare l'olio che gocciolava durante le operazioni di travaso... Sono certo che per tutti noi, lussurgesi e non, questi ricordi resteranno indelebili, nella speranza che il grande patrimonio che ci ha lasciato non venga mai a scomparire. Alessandro

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11 Ottobre 2007 - Ferrara - Angelino Pinna
ci sentiamo tutti orfani ci sentiamo tutti orfani noi lussurgesi,orfani di un babbo che ci ha saputo guidare in quegli anni che tutti protestavano e si ribellavano per ogni cosa,lui invece trovava sempre le parole e i modi per spiegarci ogni cosa,per farci capire dove avevamo ragione e dove sbagliavamo.mi mancherà il suo sorriso e l' entusiasmo che metteva in ogni cosa che faceva,mi mancherà la sua cultura,la sua onestà,la sua dolcezza e la sua sincerità.un abraccio commosso a tutta la sua famiglia. adiosu mastru salis a nos torrare a bier in su chelu.


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11 Ottobre 2007 - dall'Unione Sarda - di Antony Muroni
Grazie mastruSe n'è andato a 84 anni, in silenzio, portandosi appresso il rimpianto per non aver potuto aggiungere nuove stagioni all'oltre mezzo secolo di cultura e insegnamenti, seminati con paziente e indulgente attenzione. Il maestro Francesco Salis ( su mastru, come tutti lo conoscevano, non solo a Santu Lussurgiu) è stato salutato ieri da un intero paese commosso. Quello stesso centro natìo che aveva contribuito a emancipare nei difficili anni post-bellici, vero protagonista di una rinascita culturale che aveva sviluppato con sapiente arguzia e inimitabile applicazione. Questa sorta di maestro Manzi "ante litteram" fu colui che istituì alle pendici del Montiferru un centro di cultura popolare (diretta emanazione dell'Unla, acronimo di Unione nazionale per la lotta all'analfabetismo) già nel lontano 1951, deciso ad affrancare centinaia di agricoltori, pastori e persone comuni da un'ignoranza alla quale erano stati costretti dalle ristrettezze imposte da un'economia poverissima prima e dalla tragedia bellica poi. Fu così che in pochi anni il centro di cultura popolare di Santu Lussurgiu, ospitato in un'ala dell'antica casa nobiliare appartenuta agli antenati del possidente don Deodato Meloni ("sa 'omo de donna Rofella"), divenne il vero cuore pulsante della rinascita civica, sociale, culturale e popolare del paese. Accanto alle iniziativa didattiche, infatti, ben presto se ne svilupparono altre dedicate ai problemi della comunità, al segretariato sociale e alla costituzione di gruppi spontanei per l'auto-formazione. Fino, si era nel 1957, alla promozione di prime e innovative esperienze legate al mondo del lavoro. Quello del centro di cultura popolare fu un attivismo non da tutti apprezzato: a metà degli anni '50 l'allora vescovo di Bosa monsignor Frazzioli inviò a Santu Lussurgiu il viceparroco Antonio Francesco Spada con il preciso incarico di verificare se e come il centro Unla fosse un pericoloso concorrente delle associazioni parrocchiali e se alimentasse uno strisciante anti-clericalismo. Don Spada, come da lui stesso raccontato, si "infiltrò", studiò e registrò il messaggio che quei possibili concorrenti "predicavano". Dopo qualche mese fu in grado di stendere una indulgente relazione, nella quale metteva in evidenza «che niente vi è da temere, visto che il centro di cultura è un luogo di aggregazione sano, finalizzato alla valorizzazione morale e culturale dell'individuo». Ma il nome del maestro Salis è soprattutto legato al museo della tecnologia contadina: una struttura pazientemente realizzata attraverso un'accurata e sistematica ricerca di tutti gli attrezzi da lavoro che nei decenni erano stati utilizzati dagli agricoltori di Santu Lussurgiu, dalle massaie e dai protagonisti della quotidianità del passato. Una struttura ancora attiva e indispensabile fonte di documentazione per gli studiosi del tema. In quelle sale "su mastru" era a suo agio come in nessun altro posto al mondo. Era capace di passare ore a spiegare con precisione e affabilità l'utilizzo, la genesi e la struttura di ogni attrezzo. Perchè la comunicazione diretta e l'immediatezza erano tra le sue doti più grandi. Fiero di essere l'ultimo fedele depositario di secoli di tradizione orale non indulgeva nella scrittura. A lui sono riconducibili solo due titoli: "Il carro lussurgese" e "Il mulino e la gualchiera"
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11 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Giomaria
Che la sua illuminata opera non venga sepolta nel ricordo di alcune generazioni di lussurgesi.

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11 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Tino Cossu
Diverse generazioni di lussurgesi e non, si sono succedute in quello spazio che la continua presenza di Francesco rendeva disponibile e il senso di rivalsa, verso quella difficile realtà che vivevamo tutti i santi giorni, era da lui alimentato e sostenuto, in quel punto di incontro che era il Centro di Cultura. C'ero anch'io, e ho visto come, in quello spazio, aiutava a maturare nuove idee. Lungo sarebbe l'elenco delle iniziative portate a compimento e moltissime le persone che con lui hanno in qualche misura collaborato, e che lo hanno avuto vicino. Grande l'ottimismo e l'entusiasmo che spessissimo riusciva a comunicare Grazie anche da parte mia Francesco, quello che hai lasciato, a chi ti ha consciuto, è in particolare l'esempio del modo di vedere positivo col quale affrontavi la realtà, cercando soluzioni per migliorare il nostro vivere quotidiano.

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11 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Diego Pani
In questi giorni ho pensato molto alla morte de su mastru, e ancor di più ho pensato alla sua vita. All'esistenza dedicata a Santu Lussurgiu e al suo lavoro di etnologia che ha salvato gran parte del patrimonio socio-culturale di Santu Lussurgiu. Ma l'attività del maestro non si è fermata a questo, lo sapete meglio di me. Per lui cultura a Santu Lussurgiu voleva dire dar un mano a tutti, da quando ha iniziato a insegnare agli analfabeti a leggere e a scrivere fino a quando ha aperto le porte del centro ad aspiranti musicisti, fotografi, giovani in generale. Quando ha voluto dare un'opportunità a tanti ragazzi, quell'opportunità che a molti Ha cambiato la vita. A me ha cambiato la vita. In "cripta" ho iniziato a suonare e li è nata la mia passione per la musica e la cultura in generale, e per questo lo ringrazio. Ci sono persone immortali, che rimaranno vive nell'aria attraverso i pensieri, i ricordi e le speranze della gente. Su mastru è uno di quelli.

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11 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Nanni Spissu
Non avendo più contatti personali con il Vostro splendido paese, mi permetto di usare questo canale per segnalare un articolo in ricordo di Francesco Salis, che esce oggi sul giornale on line L’Altra Voce. Il pezzo contiene qualche mio personale ricordo di una stagione importante per la Sardegna e tanta nostalgia per Francesco, che è anche nostalgia per Santu Lussurgiu. Per leggere l’articolo è sufficiente cliccare sull’allegato. Mi scuso per il disturbo che arreco, ma ho voluto in qualche modo partecipare a un dolore che è certo di tutta la Vostra comunità, che perde un Suo cittadino grandissimo. Chissà se posso sperare che questo racconto possa anche arrivare alla famiglia di Francesco, alla quale invierò comunque un mio personale messaggio di condoglianze. Sono molto grato per l’ attenzione. Invio Loro i miei saluti più distinti. [leggi l'articolo]


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11 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Simone
Al maestro e al centro di cultura sono legati i momenti più belli della mia vita. Gli amici delle serate infinite dentro il centro, la cripta rimessa a posto per imparare a strimpellare due note su vecchie chitarre prestate, gentile concessione de su Mastru in cambio di qualsiasi cosa ci chiedesse; e poi ascoltare di nascosto le sue guide ai visitatori del museo aspettando quei racconti della nostra comunità lontani nel tempo in attesa della risata del gruppo di turno. Avrei voluto vivere i tempi difficili e propositivi degli anni cinquanta per conoscerla nel suo periodo di maggiore attività, le gite in giro per la Sardegna, la nascita del museo e la gente che si incontrava attorno ad un libro o ad un racconto solo per il piacere e la necessità di stare insieme... però mi accontento delle tante volte che siamo rimasti insieme a discutere di tutto quello che la mia sete di curiosità al momento mi solleticava... Simone, Luca, Alberto, Stefano, Michele, Gianbachisio, Giorgio, Roberto, Mariangela, Gianna, Claudio, Giuliano e mille altre persone ti ringraziano per quei giorni indimenticabili e per esserci stato vicino come nessun'altro... grazie mastru ancora.... grazie di tutto

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11 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Marcello
Grazie di tutto, Mastru Salis Un saluto alla persona che ha dato un forte contributo alla storia del nostro paese, che ha lottato per raggiungere traguardi importanti, e che ci lascia in eredità uno dei più bei musei dell'isola. Un ringraziamento particolare per ciò che ha fatto quando io e i miei amici eravamo ancora quindicenni, dandoci un posto di ritrovo, la mitica "cripta" prima, la "saletta" poi, proprio sotto quella k era e resterà per sempre la sua casa, il museo. Mi piace ricordare quando si fermava a scambiare due chiacchiere con noi, o quando risaliva la salita de "Sa funtanedda" per diverse volte di seguito, per la paura di aver lasciato le porte del suo gioiello aperte, a testimonianza di quanto ci potesse tenere. Spetta a tutti noi ora far si che il suo lavoro non sia stato invano, tenendoci cura e mostrando orgogliosi la sua creazione (il museo appunto) a tutti coloro che vorranno visitarlo, anche se nessuna guida potrà mai essere soddisfacente quanto la sua. Addio Mastru Salis, e grazie di tutto

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11 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Maria Arca
Grazie mastru!


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11 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Maria Arca
Oggi tutti noi ci sentiamo orfani. Anche se da un po' non era presente al centro , tutti noi avevamo in lei un punto di riferimento. Ricordo l' ultimo incontro, come le si sono illuminati gli occhi quando le parlava Francesco. Quanti ricordi dovevano passare nella sua mente in quel momento. Tanti progetti e attività , tante avventure e tanta gente intorno! A fatica ha chiesto della sua creatura:il Museo.Quanta premura in quelle parole. Ricordo una telefonata tempo fa:" il Museo deve andare avanti, gli oggettti sono la nostra storia. Se vogliamo che i giovani comprendano dobbiamo ripartire dalle origini, dal Museo." erano le sue ansiose esortazioni. E mentre lei parlava io ricordavo una visita con gli alunni che, seduti per terra intorno a lei ascoltavano rapiti storie di vita comune intercalate da colpi di tosse. " Il campanello chiamava il mugnaio....; i topi ignari bang! finivano nella trappola... la povera tia Maria, misurava l'olio... e ancora, ancora..." Maestro, a lei si addiceva proprio questo titolo. Così vogliamo ricordarla , come una guida, una persona sempre disponibile pronta a vivere con gli amici gioie e dolori. Una volta una donna anziana mi disse: Deus ti du paghet est una peraula manna". Oggi nei suoi confronti mi rendo conto che dire grazie non basta e allora anch'io dico " Deus ti paghet tottu su bene chi as fattu" , perchè noi sicuramente non siamo capaci di ringraziare abbastanza. Maria


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11 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Rita Mura
Caro Maestro, Santulussurgiu ti deve davvero tanto...Spero che i tuoi esempi di grande impegno culturale e morale, la tua onestà e la tua umiltà rimangano e si rafforzino in tutti noi tuoi compaesani e in particolare nelle istituzioni che responsabilmente dovranno preservare il tesoro che ci hai lasciato.

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10 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Valeria
GRAZIE di cuore Maestro per i suoi insegnamenti e per aver tenuto vivo questo paese nei momenti più bui. GRAZIE per il suo entusiasmo e per la sua allegria; GRAZIE per il suo carisma e per aver cresciuto generazioni di lussurgesi.
GRAZIE per quello che ci ha lasciato: il museo, il centro di cultura, la passione per questo paese e tanto altro....ma soprattutto ci ha lasciato il suo caro ricordo!


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10 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Nevio Pasquini
In memoria di un Grande Uomo che una sera di ormai tanti anni fa', mi sprono' e mi convinsse che la poesia e' piu' di due righe su un foglio bianco...grazie ancora Mastru Salis!

NINNA NANNA
Ninna nanna del Uomo Grande
Che chissa nell’acqua
Quando tutti siamo uguali  
Gia riposa felice…..  
Guardo il cielo , interminati spazi  
E grandi , seppur cosi piccole stelle…  
Cosi lontane che quasi non le vedo  
Cosi vicine che le tengo tra le mani….
Chissa se sei nell’acqua?  
Frutto della vita!  
Quello che un giorno era un viso  
Adesso e’ solo un ricordo
E nell’immenso non Ti vedo…  
Spauracchi di gente  
Per le mie strade scalcinate.
 
Quante volte rivedro’  
il tuo volto tra tanti e..  
quante volte preghero' al Signore  
Che si prenda cura di Te!  
Tu che senti, il silenzio della mia voce  
Che seppur invisibile a Te e’ cosi chiara,  
Quasi Ti ci puoi specchiare...  
Ascolta la mia voce che tra tante ,  
Ti saluta e Ti sorride felice!.

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10 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Mauro Ardu
LA VOCE DEL MUSEO
non occorre il nome di battesimo. a Santu lussurgiu tutti lo conoscevano come "Mastru Salis". è scomparso il maestro, è scomparso un patrimonio ma sopratutto è scomparsa la voce del museo, la sua creatura che ha visto la luce nel 1976. a me piace ricordarti cosi, come "la voce" che per anni ha animato e reso vivi gli oggetti della mostra. il museo si reggeva interamente sulla volonta' e il carisma di questo personaggio. e lassu' mi piace immaginarti ancora attivo, intraprendente e ottimista come 50 anni fa "addio" caro maestro


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10 Ottobre 2007 - Sinnai - Francesca
Ciao grande Uomo Un commosso saluto ad un grande come il Maestro Salis. Mancherai tanto alla comunità di Santu Lussurgiu, soprattutto mancherà la tua professionalità, competenza, forza d’animo, intelligenza, integrità e valori umani assoluti. Ciao grande Uomo, scusa ma non trovo altre parole, sembra tutto superfluo e banale in questo momento. Ciao maestro, semplicemente questo. Grazie per averti conosciuto. Francesca


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Bosa 10-10-2007 - Cun dolore e istima Battista Columbu

FRANZISCU ES MORTU!
Campanas sonad’ a toccu lentu!
Pianghide totus
Parentes e amigos in totùe
fitzos d’anima legos in Sardigna:
es mortu su nostru MASTRU MANNU
su chi a totus à dadu
pan’e sapidoria po sa vida
in frantziscanu amor’e umilidade.
Totus amus imparadu
da ISSU carchi cosa!
Totus podimus contare
De Frantziscu Salis medas cosas!
In menta e in coro sa memoria,
In fundu ‘e sas intragnas su dolore
ad’addurare eterna sa figura
De Frantziscu Salis Lussurtzesu
Mastru Mannu ‘e sarda educassione.
A sa Mutzere e a sa Fitza s’acconnortu
Da’e Battista Columbu e sa familia,
e da’e Bosa su rimpiantu ‘e sos amigos.


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10 Ottobre 2007 ore 12:38 - Michele Arcangelo Firinu

Caro Sindaco, caro amico Emilio, sono sinceramente affranto per la scomparsa del nostro grande compaesano, Maestro Francesco Salis. Anche chi, come me, l'ha frequentato solo saltuariamente, in occasione di brevi vacanze a Santu Lussurgiu, ha avuto modo, di ricevere da lui preziosi insegnamenti culturali, morali e di vita. Sopratutto, da lui abbiamo appreso ad amare il nostro villaggio e la civiltà agro-pastorale che tramontava, non solo epidermicamente, in quanto luogo degli affetti e conca in cui affondano nei secoli le nostre radici, ma sopratutto attraverso la luce dell'intelligenza e della fruizione culturale del nostro patrimonio paesaggistico, ambientale, archeologico, storico, architettonico, tecnologico, antropologico, sociologico, linguistico, letterario, poetico, etnico, psicologico, e mediante innumerevoli aneddoti di vita che restituivano affreschi popolati di vite e personaggi della nostra gente.

Gli siamo grati per la sua guerra all'analfabetismo; per la sua intelligente opera di organizzatore di corsi di formazione professionale; di corsi e incontri di cultura rivolti alle varie età; per i suoi illuminanti scritti e saggi disseminati negli anni; per la sua opera di paziente raccoglitore, riordinatore e diffusore degli oggetti e dei reperti pertinenti alle nostre civiltà, da quella nuragica a quella del nostro recente passato contadino.

Gli siamo grati per aver coltivato come giardini le sinapsi di ognuno di noi che ha avuto il privilegio di incontrarlo e di ascoltarlo. Gli siamo grati perché ha dato accoglienza a Santu Lussurgiu a tanti poeti e a tanti intellettuali. Ricordo, a titolo di esempio personale e come un suo dono, l'aver potuto incontrare, anni or sono, al Centro di Cultura Popolare, il poeta Danilo Dolci. Gli siamo grati per il tempo - tempo reale - che ci ha dedicato, per la sua cortesia, la sua simpatia, la sua risata, il suo sorriso. Quante persone, come mia sorella, io stesso, tanti altri amici e conoscenti, rimaniamo, come in una bolla priva d'aria, avendo, ahimé!, rimandato di anno in anno il proponimento di intervistarlo, davanti a magnetofono e videocamera, per salvare almeno qualche goccia del grande pozzo dei suoi ricordi? Qualcuno, speriamo, l'avrà fatto e speriamo che possa uscire in pubblico almeno qualche filmato e che possa costituirsi nella Biblioteca Comunale un fondo d'archivio che raccolga i suoi manoscritti, i suoi documenti e i suoi appunti. Ci mancherà, ci manca.

A Leon, in Spagna, in una piazza, in una panchina, è seduto, effigiato a figura intera in una scultura di bronzo, l'architetto Gaudì. E' un bel modo non retorico e moderno di intendere un monumento. Gente di tutte le età, turisti, innamorati, gli si siedono accanto, sbirciano sulle carte che ha in mano, si fanno ritrarre in foto con lui. Così lo amano e lo ricordano. Spero, tra qualche anno, di potermi sedere a Santu Lussurgiu, nei giardini comunali, in una panchina di bronzo, accanto al Maestro Salis. Ho scritto a te, caro Emilio, sull'onda delle emozioni prima che ai familiari (che ho conosciuto solo di sfuggita), perché percepisco l'assenza di Francesco - senza voler togliere nulla alla famiglia e con grande affetto e solidarietà per la vedova, la figlia, i parenti - come una perdita per il paese.

A te, Sindaco, ho voluto, pertanto, esternare i miei sentimenti e porgerti le mie condoglianze. Ti prego di porgerle ai suoi cari, affinché sentano, insieme a quello dei tantissimi che gli saranno vicini, per mio tramite, se posso farmene interprete, anche l'abbraccio di noi migranti. Sono sicuro che il Maestro Salis, raggiunto l'infinito, è già al lavoro: di stella in stella raccoglie raggi e campioni di energia per allestire un suo nuovo Museo della Luce.
Un carissimo saluto e un abbraccio, Michele Arcangelo Firinu

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09 Ottobre 2007 - Santu Lussurgiu - Stefano
Ciao Maestro Salis Oggi è un giorno triste per tutti noi Lussurgesi. Ci mancherai tanto Maestro Salis, ci mancherà la tua simpatia, le tue intuizioni, il tuo coraggio e l'impegno che hai dato a questa comunità. Mi auguro che il tuo messaggio di impegno sociale sia esempio per tutti noi, per i giovani, per chi amministra, per chiunque abbia a cuore il futuro di Santu Lussurgiu. Ciao.....e Grazie...Maestro Salis......

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09 Ottobre 2007 - - Santu Lussurgiu - Giuseppe

Ciao Maestro Salis Oggi è un giorno triste per la nosra comunita, ci ha lasciati il Maestro Salis, esempio e guida di tanti lussurgesi per tanti anni. Il suo ricordo, il suo impegno per tutti noi non deve andare smarrito. Siamo stati tutti suoi allievi.


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