Popolazione
Abitanti 2526
Maschi 1235
Femmine 1291 (Agg. 31 Marzo 2008)
Superficie Ha
10000 Altezza sul mare
503 metri Comunità Montana
XIV Montiferru A.S.L.
Numero 5 Oristano
Distretto scolastico Strumento Urbanistico
PUC del 1990 Piano Terr. Paesistico
Numero 8 Sinis Montiferru Numero Istat
095 049
LA BORGATA DI SAN LEONARDO
Sulla
pendice sud-est della breve catena del Montiferru, al
margine della strada - fino a pochi anni or sono malamente
carreggiabile - che congiunge il comune di Santulussurgiu
a quello di Macomer, a m. 689 sul livello del mare, si
adagiava in dolce declivio, fin da tempi remoti, di cui
non possimo indicare il limite estremo, la villa di Sette
fontane, indicata nei più antichi documenti come località
Ad Septem fontes, durante la dominazione spagnola Siete
fuentes, e, dal secolo XVIII, sette fontane, o più comunemente
San Leonardo.
Pur non potendo stabilire le origini, sappiamo che la
piccola villa fu centro costantemente abitato, come meglio
vedremo, fin dal 1500, con vita autonoma ed una grande
notorietà, sebbene nascosta - vorremo dire incastonata
- in una distesa interminabile di boschi fittissimi, che
scendeva fin quasi all'inizio del Campidano oristanese,
interrotta soltanto dalle radure, dove sorgevano altri
centri abitati, piuttosto distanti l'uno dall'altro in
tutta la regione del Montiferru.
Chi volesse formarsi un'idea della villa di Sette Fontane,
qual dovette essere nell'epoca alla quale possiamo risalire
con le nostre indagini, che arrivano, con qualche incertezza,
non oltre la metà del 1200, si troverebbe oggi molto disorientato.
La località è sempre amena, ricca di ombre e sorgenti
abbondantissime d'acqua salutare, che pur non essendo
più sette come un tempo, dopo la captazione di alcune
per l'acquedotto di Santulussurgiu, costituiscono ancora
un punto di attrazione e di ristoro, che non è facile
trovare nei centri di villeggiatura più rinomati.
Vi accorrono, vi si fermano, e vi ritornano volentieri,
escursionisti provenienti , non solo da tutta la Sardegna,
ma anche dal Continente, che restano ammirati, sopra tutto,
dalle bellezze naturali e dalla vita campagnola che da
essa prende tono, pur non mancando le comodità suggerite
dalle moderne esigenze e dal turismo che si aggiorna.
Le case si aggruppano nelle vicinanze dell'antica, caratteristica
chiesa, che merita particolare menzione, e si allineano
poco lontane, prospettando su vasti spiazzati e su larghi
viali. Hanno tutte un aspetto lindo, diremo quasi pretenzioso,
e sono, di fatto, sufficientemente adeguate alle modeste
esigenze di chi ama sopra tutto, la pace, e vuol rinfrancare
corpo e spirito, respirando aria di mezza montagna.
Diverse costruzioni si distaccano dalle linee, ed hanno
l'aria di villini in tono minore, sebbene ostentino ,
come unico ornamento, qualche cespo di rose, tra il fogliame
delle piante, che sono la caratteristica del luogo, dove
hanno acquistato diritto di predominio diversi olmi giganteschi,
ai quali la fantasia popolare vorrebbe dare qualche secolo
di vita, mentre in verità, contano poco più di cento anni.
L'edilizia, da qualche anno, è in continuo aumento, e
molti sono i progetti per la costruzione di edifici privati
e pubblici, che presto verranno attuati, questi ultimi
a scopo, sopra tutto terapeutico. Il primato fra le nuove
costruzioni è già stato raggiunto, col sorgere dell'elegante
e comodo albergo turistico, che aggiunge, senza dare contrasti,
un tono di modernità all'incantevole paesaggio naturale,
che si impone per la selvatichezza,quasi rude, che lo
distingue.
A pochi metri dal nuovo albergo scorre il rivo cristallino
che raccoglie le acque delle famose sette fonti, aggiungendo
alla bellezza qualche non disprezzabile utilità. Tutto
fa prevedere che le numerose camere disponibili saranno
presto insufficienti; ma le aree non difettano……. Sette
Fontane oggi è così, e dobbiamo convenire che si presenta
bene: ma, se qualcuno dei suoi antichi abitanti si risvegliasse,
soltanto osservando con attenzione la chiesa di S. Leonardo,
potrebbe avere la certezza di trovarsi proprio nel luogo
dove un tempo era la sua casa. Tutto è mutato radicalmente
mutato, fino alla cancellazione di ogni vestigio del passato,
salvo l'unico punto di riferimento accennato, la chiesa,
ed un punto di relativo controllo, le sorgenti, che mormorano
perennemente il nome della villa distrutta. Il fitto bosco,
che nascondeva la carreggiabile per Macomer, e si allargava
fino a congiungersi con le altre fitte boscaglie della
regione, per cui tutto il Montiferro poteva dirsi unica
selva, è scomparso, come quasi dappertutto in Sardegna.
Poiché dovremo ritornare sull'argomento, basti dire, per
ora, che dove sorgono le costruzioni già descritte, le
antiche piante silvestri sono sostitute dagli olmi e dalle
acacie. Nei dintorni restano ancora scarse reliquie di
querce isolate, o in piccoli gruppi, che andranno anch'esse,
man mano, scomparendo, senza che nessuna legge valga ad
impedirlo, per alimentare focolari e fornelli.
Il paesaggio non può, pertanto , non essere diverso da
quel che dovette presentarsi una volta, nella sua larga
cornice boschiva; ma ciò è poco, in confronto al mutamento
radicale, catastrofico, del terreno ove sorgeva Sette
Fontane. Degli antichi fabbricati non esiste più traccia:
le abitazioni private, più o meno modeste, i due monasteri
dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, e il grande
ospedale sono soltanto un vago ricordo. Le rovine di quel
che fu Sette Fontane, o, per essere più precisi, le fondazioni
di tutti gli edifici che costituivano ab antiquo la villa,
coi tratti di muro residuati su di esse dopo il crollo,
sono interamente coperti da strati di terra, il cui spessore
varia in tutto il perimetro, da un minimo di 40-50 cm.
Ad un massimo che a nostro giudizio, raggiunge, se non
supera, m. 1,50. Le prove? - Chi volesse prendersi la
briga di osservare la parte retrostante della prima casa
a sinistra del viale degli olmi giganteschi, potrà facilmente
constatare che il muro opposto alla facciata è costruito
sullo zoccolo ben sagomato di un antico edificio, zoccolo
ora coperto quasi interamente, che doveva elevarsi a non
meno di 80 cm. Dalle fondazioni dell'edificio stesso,
fabbricato, come non sarà difficile rilevare, con conci
squadrati di trachite, e con lo stesso sistema usato per
la chiesa.
Data la robustezza e la cura con cui detto zoccolo,è costruito,
è ovvio ritenere che esso servisse da base ad un edificio
importante, o, quanto meno, architettonicamente ben fatto.
Siamo sulle tracce dell'Ospedale già menzionato? - Senza
uno scavo razionale, non si potrà mai sapere né l'estensione,
né l'uso del notevole casamento in parola; ad ogni modo
è certo che il suo ingresso doveva essere di almeno 80
cm. Più basso del livello che ha oggi il viale.
Ciò farebbe presumere che l'Ospedale - se dell'Ospedale
si tratta - doveva sorgere ad un livello poco più alto
dell'antico ingresso della Chiesa, corrispondente, a sua
volta, presso a poco, al livello del pavimento interno,
dato che anche la chiesa, dal lato della facciata, è interrata
per circa 50 cm. ed assai più, gradatamente, dal lato
nord. Parrebbe superfluo aggiungere che quanto diciamo
per l'edificio battezzato Ospedale, si deve dire per tutte
le costruzioni ad esso contemporanee, che, qual più, qual
meno, per un tratto di muro superante le fondazioni devono
ritenersi sepolte a profondità variabili, ma corrispondenti,
salvo un leggero declivio, al piano della chiesa.
Se così è, appare evidente che la villa di Sette Fontane,
era situata in una radura quasi pianeggiante, stretta
ad ovest da una scarpata, sul cui ciglio, segnante un
notevolissimo dislivello dal piano della radura, giungevano
le piante del bosco, più verso l'alto a sud-ovest. I fabbricati
dovevano estendersi, per la massima parte, verso sud,
dai piedi della scarpata, sulla quale verisimilmente qualcuno
si arrampicava, fin quasi al punto dove ora sorge il nuovo
albergo. Quando dovremo parlare dell'esodo completo degli
abitanti dalla loro villa - esodo che non si verificò
come qualcuno crede, per gradi, in un considerevole lasso
di tempo, ma che venne effettuato in seguito ad una decisione
quasi improvvisa, la quale non consentì lunghi intervalli
- cercheremo di dare una spiegazione del fenomeno dell'interramento;
intanto dobbiamo prendere atto del fatto indiscutibile,
per concludere che la località Sette Fontane è, per così
dire rifatta a nuovo, tranne la chiesa di San Leonardo,
e che la casa più antica non risale ad oltre 300 anni.