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Stemma Santu Lussurgiu sabato 5 luglio 2008
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Popolazione

Abitanti 2526
Maschi 1235
Femmine 1291
(Agg. 31 Marzo 2008)

Superficie Ha
10000
Altezza sul mare
503 metri
Comunità Montana
XIV Montiferru
A.S.L.
Numero 5 Oristano
Distretto scolastico
Strumento Urbanistico
PUC del 1990
Piano Terr. Paesistico
Numero 8 Sinis Montiferru
Numero Istat
095 049





UN PO DI STORIA -[leggi anche archeologia]

Il culto di San Lussorio
San LussorioSantu Lussurgiu è un paese ricco di storia, di vicende e di personaggi illustri. Il nome del paese rivela un'antica devozione per il martire cristiano
San Lussorio che, secondo la leggenda, era solito raggiungere la località per predicare la Parola di Cristo e battezzare i pagani. Lussorio (da Lux Oriens, luce che sorge, trasformatosi poi in Lusciori, Rossore, Lussurgiu), come ci documenta l'epistolario di S. Gregorio Magno, fu nel V secolo guardia del corpo del governatore Delfio al tempo di Diocleziano.

A Cagliari divenne cristiano e una volta scoperto come tale, fu chiuso in carcere e successivamente martirizzato nell'attuale Fordongianus (Forum Traiani).
Prima del 1000 il culto di San Lussorio era molto diffuso in particolare nella Sardegna centrale e il suo nome fu dato a molte località campestri.

Secondo la tesi di alcuni storici, intorno al 1000 alle falde del Montiferru, grazie alla presenza di acqua delle sorgenti perenni, si formò un villaggio circostante la chiesa dedicata appunto a S. Lussorio, oggi detta di Santa Croce, il cui altare, fu consacrato nel 1185 dal vescovo di Bosa.

Oggi San Lussorio è venerato in tutta la Sardegna oltre che a Pavia, Firenze e Pisa dove si conservano le sue reliquie. Via via nel corso dei secoli, personaggi illustri della chiesa, della politica, ma anche lussurgesi dotti e facoltosi hanno dato lustro al paese.

In epoca giudicale
Santu Lussurgiu, in epoca Giudicale, pare non abbia svolto un ruolo significativo nella vita politica e sociale nell'ambito del Giudicato di Torres (900 c. - 1259/72) prima, e di Arborea (900 c. -1420) successivamente.
Ma già a partire dal 1478 il paese fu animato dall'arrivo dei Frati Minori Osservanti e soprattutto dalla figura prestigiosa di
San Bernardino da Feltre, per volontà dei quali vennero edificati il convento e la chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Moti antifeudali
Ma è principalmente con i con i moti antifeudali (1796-1803) guidati da
Giovanni Maria Angioy di Bono, che Santu Lussurgiu fu uno dei paesi che si segnalò nel Regno Sardo Piemontese.
Documenti che risalgono a quel periodo, infatti, descrivono Santu Lussurgiu come un fiorente paese del regno, sia dal punto di vista economico che sociale: vi era un gran numero di sacerdoti e di famiglie nobili (Obino, Massidda, Porcu, Meloni-Cherchi), qualche avvocato ed agiate e colte persone, famiglie nobili di altri paesi (la feudataria Donna Maddalena Manca e la nuora Donna Anna Amat di San Filippo, donna Maria Imbenia Borro marchesa della Planargia), che in dimore di loro proprietà erano soliti trascorre a Santu Lussurgiu il periodo estivo per la nota salubrità dell'aria e l'amenità del luogo.

La presenza di letterati e uomini di cultura diffusero anche a Santu Lussurgiu gli ideali francesi di libertà e di uguaglianza, che circolavano ormai in tutta l'Isola, vessata ed oppressa dai feudatari locali. La piccola nobiltà ed il clero (i vassalli), alimentati dagli ideali libertari e mal sopportando le ingiuste e arbitrarie vessazioni cui erano sottoposti, risposero alle prepotenze dei baroni spingendo il popolo alla ribellione.

Fu così che, al canto di "Procurade 'e moderare, Barones, sa tirannia…!" (Cercate di moderare, o Baroni la [vostra] tirannia…!), esplosero in Sardegna i moti antifeudali. Nella vicenda dei moti antifeudali, Santu Lussurgiu può essere considerata una roccaforte: è a Santu Lussurgiu, infatti, che Giovanni Maria Angioy, alternòs per il Capo di Sopra, potè radunare un gran numero di notabili e popolani, pronti a dirigersi verso Cagliari per manifestare il proprio malcontento davanti al viceré. Angioy, a Santu Lussurgiu, poteva contare sulla amicizia e sull'appoggio di diversi signorotti locali e di tanti popolani, disposti a sacrificare la propria libertà in nome della giusta causa. Alcuni di essi infatti furono arrestati, ed altri, ricercati, furono costretti a fuggire oltre mare.

Fra i tanti lussurgesi dissidenti, Felice Cerchi Paba nel suo libro Don Michele Obino e i moti antifeudali lussurgesi (1796-1803) segnala: Don Antonio Martino Massidda; Giovanni Antonio Cherchi; Angelo Cherchi; Francesco Serra; il notaio Francesco Ricciu; il reverendo Nicolò Meloni; la famiglia degli Obino con Don Raffaele, Don Agostino e il sacerdote Don Michele Obino. Don Michele Obino, brillante professore di Decretali dell'Università di Sassari, liberale e volitivo, animato da uno spirito ribelle, contribuì a far circolare a Santu Lussurgiu gli ideali illuministici. Nell'ambiente sassarese, come del resto in tutta l'Isola, godeva di numerose amicizie altolocate e di grande prestigio. Fu intimo amico di Giovanni Maria Angioy, e tenne a Sassari segrete conferenze contro il potere dispotico dei feudatari alleati dei Savoia. Accusato ingiustamente di essere repubblicano, di avere pubblicato e fatto circolare libri rivoluzionari, di essere fomentatore dei tumulti di Sassari e di tutto il Capo di Sopra, fu destituito dall'incarico universitario e processato. Michele Obino così riparò in Francia, a Parigi, dove pare abbia ricoperto la Cattedra di Decretali e di Diritto Canonico alla Sorbona.

L'800 e il '900
Nicolo Meloni Tra l'ottocento e il novecento Santu Lussurgiu conobbe un periodo di grande sviluppo, diventando un florido centro della Sardegna che raggiunse i 6000 abitanti. Merita un'attenzione particolare la fondazione, a metà dell'ottocento, di una scuola di latinità e retorica, grazie ai cospicui lasciti (terreni, bestiame e case) di
Pietro Paolo Carta e Giovanni Andrea Meloni, ai quali si aggiunsero successivamente quelli di Luigi Cerchi e Nicolò Carippa. Al fine di gestire i lasciti per la fondazione della scuola, si costituì l'Ente Morale Carta-Meloni.

La scuola, fu data in gestione agli Scolopi, e successivamente ai Salesiani che fecero diventare il paese di Santu Lussurgiu un importante centro culturale per tutta la Sardegna. Tra i numerosi alunni della scuola, che in età adulta ricoprirono importanti incarichi istituzionali nell'Isola, citiamo, uno per tutti,
Antonio Gramsci fondatore del Partito Comunista Italiano. Oggi, la scuola è gestita dalla Cooperativa Culturale Carta-Meloni che attualmente opera con alcuni Istituti Superiori.

Altre figure degne di nota per il paese di Santu Lussurgiu, sono
Nicolò Meloni e suo figlio Deodato. Don Nicolò Meloni, agronomo, allievo del celebre Ottavi, fu importante in quanto introdusse nel paese, agli inizi del secolo scorso, innovative tecniche di viticoltura e di distillazione del vino.
Aprì una distilleria nella quale veniva prodotto il rinomato "Cognac Meloni" che pare si esportasse persino nelle lontane terre d'America. Don Deodato Meloni, introdusse a Santu Lussurgiu la vite americana, importante per debellare la fillossera, ma più di ogni altra cosa, il suo nome è legato all'allevamento dei cavalli ed in particolare alla razza Anglo-Araba-Sarda per l'affermazione della quale si è fortemente battuto, stimolando al miglioramento del patrimonio equino locale. Don Deodato Meloni con un suo lascito, contribuì alla costruzione dell'Istituto professionale per l'Agraricoltura di Oristano (Nuraxinieddu) e dell'ippodromo di Chilivani a lui appunto intitolati.

Vicino ai nostri tempi
Nei due secoli che ci precedono, l'economia lussurgese fu fortemente influenzata dalla presenza di numerosi torrenti rendendo possibile il sorgere di attività agroindustriali che caratterizzarono il paese: qui sorsero
mulini e gualchiere, azionati dalla forza motrice dell'acqua. I rigogliosi pascoli resero possibile oltre che l'allevamento degli ovini, anche quello dei bovini, rappresentando tra ottocento e novecento, l'attività principale del paese.

La razza bovina sardo-modicana era quella che più di ogni altra rispondeva alle esigenze dei lussurgesi, assicurando, oltre a una buona produzione di latte, di formaggi e di carne, un ottimo strumento di lavoro nei campi. L'artigianato è stata una voce molto importante nella vita economica e sociale di Santu Lussurgiu. Gli artigiani, infatti, hanno svolto un'attività di supporto a quella agro-pastorale, fornendo una grande varietà di prodotti e utensili che consentivano lo svolgimento delle attività domestiche e campestri.

La concorrenza dei manufatti industriali, diede un brutto colpo alle attività agroindustriali di Santu Lussurgiu determinando la scomparsa di quelle attività che maggiormente caratterizzarono il nostro paese. Cessò l'opera dei mulini e delle gualchiere, mentre nei campi l'opera dei buoi venne sostituita dai trattori, ed il cavallo perdeva la sua importanza come mezzo di locomozione.

Il periodo delle emigrazioni
Dopo la seconda guerra mondiale, molti furono i lussurgesi che lasciarono il paese per emigrare in Australia, in Svizzera e negli altri paesi d'Europa: il paese oggi conta meno di 3000 abitanti.



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