Popolazione
Abitanti 2526
Maschi 1235
Femmine 1291 (Agg. 31 Marzo 2008)
Superficie Ha
10000 Altezza sul mare
503 metri Comunità Montana
XIV Montiferru A.S.L.
Numero 5 Oristano
Distretto scolastico Strumento Urbanistico
PUC del 1990 Piano Terr. Paesistico
Numero 8 Sinis Montiferru Numero Istat
095 049
Il culto di San Lussorio Santu
Lussurgiu è un paese ricco di storia, di vicende e di
personaggi illustri. Il nome del paese rivela un'antica
devozione per il martire cristiano San
Lussorio che, secondo
la leggenda, era solito raggiungere la località per predicare
la Parola di Cristo e battezzare i pagani. Lussorio (da
Lux Oriens, luce che sorge, trasformatosi poi in Lusciori,
Rossore, Lussurgiu), come ci documenta l'epistolario di
S. Gregorio Magno, fu nel V secolo guardia del corpo del
governatore Delfio al tempo di Diocleziano.
A Cagliari divenne cristiano e una volta scoperto come
tale, fu chiuso in carcere e successivamente martirizzato
nell'attuale Fordongianus (Forum Traiani).
Prima del 1000 il culto di San Lussorio era molto diffuso
in particolare nella Sardegna centrale e il suo nome fu
dato a molte località campestri.
Secondo la tesi di alcuni storici, intorno al 1000 alle
falde del Montiferru, grazie alla presenza di acqua delle
sorgenti perenni, si formò un villaggio circostante la
chiesa dedicata appunto a S. Lussorio, oggi detta di Santa
Croce, il cui altare, fu consacrato nel 1185 dal vescovo
di Bosa.
Oggi San Lussorio è venerato in tutta la Sardegna oltre
che a Pavia, Firenze e Pisa dove si conservano le sue
reliquie. Via via nel corso dei secoli, personaggi illustri
della chiesa, della politica, ma anche lussurgesi dotti
e facoltosi hanno dato lustro al paese.
In epoca giudicale
Santu Lussurgiu, in epoca Giudicale, pare non abbia svolto
un ruolo significativo nella vita politica e sociale nell'ambito
del Giudicato di Torres (900 c. - 1259/72) prima, e di
Arborea (900 c. -1420) successivamente.
Ma già a partire dal 1478 il paese fu animato dall'arrivo
dei Frati Minori Osservanti e soprattutto dalla figura
prestigiosa di San Bernardino
da Feltre, per volontà
dei quali vennero edificati il convento e la chiesa di
Santa Maria degli Angeli.
Moti antifeudali
Ma è principalmente con i con i moti antifeudali (1796-1803)
guidati da Giovanni Maria
Angioy di Bono,
che Santu Lussurgiu fu uno dei paesi che si segnalò nel
Regno Sardo Piemontese.
Documenti che risalgono a quel periodo, infatti, descrivono
Santu Lussurgiu come un fiorente paese del regno, sia
dal punto di vista economico che sociale: vi era un gran
numero di sacerdoti e di famiglie nobili (Obino, Massidda,
Porcu, Meloni-Cherchi), qualche avvocato ed agiate e colte
persone, famiglie nobili di altri paesi (la feudataria
Donna Maddalena Manca e la nuora
Donna Anna Amat di San Filippo, donna Maria Imbenia Borro
marchesa della Planargia), che in dimore di loro proprietà
erano soliti trascorre a Santu Lussurgiu il periodo estivo
per la nota salubrità dell'aria e l'amenità del luogo.
La presenza di letterati e uomini di cultura diffusero
anche a Santu Lussurgiu gli ideali francesi di libertà
e di uguaglianza, che circolavano ormai in tutta l'Isola,
vessata ed oppressa dai feudatari locali. La piccola nobiltà
ed il clero (i vassalli), alimentati dagli ideali libertari
e mal sopportando le ingiuste e arbitrarie vessazioni
cui erano sottoposti, risposero alle prepotenze dei baroni
spingendo il popolo alla ribellione.
Fu così che, al canto di "Procurade 'e moderare, Barones,
sa tirannia…!" (Cercate di moderare, o Baroni la [vostra]
tirannia…!), esplosero in Sardegna i moti antifeudali.
Nella vicenda dei moti antifeudali, Santu Lussurgiu può
essere considerata una roccaforte: è a Santu Lussurgiu,
infatti, che Giovanni Maria Angioy, alternòs per il Capo
di Sopra, potè radunare un gran numero di notabili e popolani,
pronti a dirigersi verso Cagliari per manifestare il proprio
malcontento davanti al viceré. Angioy, a Santu Lussurgiu,
poteva contare sulla amicizia e sull'appoggio di diversi
signorotti locali e di tanti popolani, disposti a sacrificare
la propria libertà in nome della giusta causa. Alcuni
di essi infatti furono arrestati, ed altri, ricercati,
furono costretti a fuggire oltre mare.
Fra i tanti lussurgesi dissidenti, Felice Cerchi Paba
nel suo libro Don Michele Obino e i moti antifeudali lussurgesi
(1796-1803) segnala: Don Antonio Martino Massidda; Giovanni
Antonio Cherchi; Angelo Cherchi; Francesco Serra; il notaio
Francesco Ricciu; il reverendo Nicolò Meloni; la famiglia
degli Obino con Don
Raffaele, Don Agostino e il sacerdote Don Michele Obino.
Don Michele Obino, brillante professore di Decretali dell'Università
di Sassari, liberale e volitivo, animato da uno spirito
ribelle, contribuì a far circolare a Santu Lussurgiu gli
ideali illuministici. Nell'ambiente sassarese, come del
resto in tutta l'Isola, godeva di numerose amicizie altolocate
e di grande prestigio. Fu intimo amico di Giovanni Maria
Angioy, e tenne a Sassari segrete conferenze contro il
potere dispotico dei feudatari alleati dei Savoia. Accusato
ingiustamente di essere repubblicano, di avere pubblicato
e fatto circolare libri rivoluzionari, di essere fomentatore
dei tumulti di Sassari e di tutto il Capo di Sopra, fu
destituito dall'incarico universitario e processato. Michele
Obino così riparò in Francia, a Parigi, dove pare abbia
ricoperto la Cattedra di Decretali e di Diritto Canonico
alla Sorbona.
L'800 e il '900
Tra l'ottocento e il novecento Santu Lussurgiu conobbe
un periodo di grande sviluppo, diventando un florido centro
della Sardegna che raggiunse i 6000 abitanti. Merita un'attenzione
particolare la fondazione, a metà dell'ottocento, di una
scuola di latinità e retorica, grazie ai cospicui lasciti
(terreni, bestiame e case) di Pietro
Paolo Carta e Giovanni Andrea Meloni,
ai quali si aggiunsero successivamente quelli di Luigi
Cerchi e Nicolò Carippa. Al fine di gestire i lasciti
per la fondazione della scuola, si costituì l'Ente Morale
Carta-Meloni.
La scuola, fu data in gestione agli Scolopi, e successivamente
ai Salesiani che fecero diventare il paese di Santu Lussurgiu
un importante centro culturale per tutta la Sardegna.
Tra i numerosi alunni della scuola, che in età adulta
ricoprirono importanti incarichi istituzionali nell'Isola,
citiamo, uno per tutti, Antonio
Gramsci fondatore
del Partito Comunista Italiano. Oggi, la scuola è gestita
dalla Cooperativa Culturale Carta-Meloni che attualmente
opera con alcuni Istituti Superiori.
Altre figure degne di nota per il paese di Santu Lussurgiu,
sono Nicolò Meloni
e suo figlio Deodato. Don Nicolò Meloni, agronomo, allievo
del celebre Ottavi, fu importante in quanto introdusse
nel paese, agli inizi del secolo scorso, innovative tecniche
di viticoltura e di distillazione del vino.
Aprì una distilleria nella quale veniva prodotto il rinomato
"Cognac Meloni" che pare si esportasse persino nelle lontane
terre d'America. Don Deodato Meloni, introdusse a Santu
Lussurgiu la vite americana, importante per debellare
la fillossera, ma più di ogni altra cosa, il suo nome
è legato all'allevamento dei cavalli ed in particolare
alla razza Anglo-Araba-Sarda per l'affermazione della
quale si è fortemente battuto, stimolando al miglioramento
del patrimonio equino locale. Don Deodato Meloni con un
suo lascito, contribuì alla costruzione dell'Istituto
professionale per l'Agraricoltura di Oristano (Nuraxinieddu)
e dell'ippodromo di Chilivani a lui appunto intitolati.
Vicino ai nostri
tempi
Nei due secoli che ci precedono, l'economia lussurgese
fu fortemente influenzata dalla presenza di numerosi torrenti
rendendo possibile il sorgere di attività agroindustriali
che caratterizzarono il paese: qui sorsero mulini
e gualchiere, azionati
dalla forza motrice dell'acqua. I rigogliosi pascoli resero
possibile oltre che l'allevamento degli ovini, anche quello
dei bovini, rappresentando tra ottocento e novecento,
l'attività principale del paese.
La razza bovina sardo-modicana era quella che più di ogni
altra rispondeva alle esigenze dei lussurgesi, assicurando,
oltre a una buona produzione di latte, di formaggi e di
carne, un ottimo strumento di lavoro nei campi. L'artigianato
è stata una voce molto importante nella vita economica
e sociale di Santu Lussurgiu. Gli artigiani, infatti,
hanno svolto un'attività di supporto a quella agro-pastorale,
fornendo una grande varietà di prodotti e utensili che
consentivano lo svolgimento delle attività domestiche
e campestri.
La concorrenza dei manufatti industriali, diede un brutto
colpo alle attività agroindustriali di Santu Lussurgiu
determinando la scomparsa di quelle attività che maggiormente
caratterizzarono il nostro paese. Cessò l'opera dei mulini
e delle gualchiere, mentre nei campi l'opera dei buoi
venne sostituita dai trattori, ed il cavallo perdeva la
sua importanza come mezzo di locomozione.
Il periodo delle
emigrazioni
Dopo la seconda guerra mondiale, molti furono i lussurgesi
che lasciarono il paese per emigrare in Australia, in
Svizzera e negli altri paesi d'Europa: il paese oggi conta
meno di 3000 abitanti.